L'isola che non ci si aspetta
Caprera è la sorpresa dell'arcipelago. I turisti la attraversano per raggiungere le spiagge; chi conosce il territorio ci viene per i sentieri, per la storia, per quella qualità dell'aria che cambia non appena si supera il Ponte della Libertà. È un'isola che non si capisce in un giorno e non si dimentica dopo averla capita.
Non è un'isola piccola: 16 chilometri quadrati di granito, macchia, lecci e sentieri di costa che collegano calette raggiungibili altrimenti solo via mare. Rispetto a La Maddalena — animata, commerciale, viva — Caprera è silenziosa. La differenza si sente già sul ponte.
Il Compendio Garibaldino
La Casa Bianca, dove Giuseppe Garibaldi visse gli ultimi vent'anni della sua vita, è uno dei luoghi storici più intatti d'Italia. Non è un museo allestito per il turismo: è una casa. La cucina, la camera da letto, il mulino nel giardino, la tomba nel bosco di lecci. Garibaldi scelse Caprera nel 1855 non per esilio ma per scelta deliberata — un'isola difficile da raggiungere, con una terra che chiedeva lavoro. La vita privata e quella pubblica si tenevano qui a meno di cento metri l'una dall'altra.
Il Compendio si raggiunge dalla strada principale di Caprera, seguendo le indicazioni da Stagnali. La visita dura circa un'ora e va fatta al mattino, quando i pullman non sono ancora arrivati. Non è facoltativa: è uno dei punti di accesso più onesti alla storia risorgimentale italiana, fuori da ogni retorica da manuale.
Stagnali e il Centro Velico
Stagnali è la piccola baia sul versante sudovest di Caprera dove il Centro Velico Caprera ha la sua sede storica dal 1967. Una delle scuole di vela più antiche d'Italia: l'acqua qui è piatta e riparata, con una brezza regolare che arriva ogni mattina dopo le dieci. Sa di salino e di vernice fresca, di bambini che imparano a issare le vele e adulti che scoprono che non esiste scadenza per imparare a navigare. Il Centro offre corsi per ogni livello, dal principiante assoluto al perfezionamento. Vale una visita anche solo per capire l'acqua in questo punto specifico dell'arcipelago.
I sentieri: Punta Rossa e il percorso dei Due Mari
Il tracciato che porta a Punta Rossa — l'estremità nordest di Caprera — sale attraverso macchia bassa di cisto e lentisco, lungo blocchi di granito che il vento ha modellato nei secoli, fino a un faro a strisce rosse su uno sperone bianco. Da qui la Corsica è già abbastanza vicina da distinguerne i rilievi: si è al bordo dell'arcipelago italiano, un passo prima del confine marino. Il percorso andata e ritorno richiede circa tre ore con soste; è accessibile ma non banale, e non va affrontato nel pomeriggio di agosto.
Il percorso dei Due Mari è il sentiero che divide l'isola longitudinalmente, con viste simultanee sul versante delle Bocche di Bonifacio e su quello del mare aperto verso la Sardegna. Monte Fico, al centro dell'isola, è il punto più alto: la lettura del paesaggio da qui è totale — si vedono tutte le isole dell'arcipelago insieme, da Spargi a Razzoli.
Le calette
Cala Coticcio è la più famosa, la più piccola, la più custodita. L'acqua è di quella qualità che non si descrive senza sembrare imprecisi: trasparente fino al fondo, di un verde che diventa blu in poche bracciate. Si raggiunge a piedi dal parcheggio di Caprera (45 minuti su sentiero segnato) o in gommone. Arrivare all'alba significa averla per sé. Arrivare alle undici significa condividerla con i charter.
Cala Napoletana, sul versante nordovest, è più ampia e meno pittoresca ma più riparata con il Maestrale. Cala Serena e Cala Brigantina sono più difficili da raggiungere via terra e quasi sempre vuote fuori stagione. Cala Garibaldi, vicino al Compendio, è l'unica spiaggia raggiungibile in infradito: fondale piatto, sabbia fine, famiglie con bambini.





